Cari lettori, ci preme fare una precisazione importante in seguito a quanto scritto nell’articolo di apertura di edizione del mattino di ieri martedì 1 aprile che ha generato un'ondata di reazioni da parte di molti di voi. Desideriamo rassicurarvi: il tanto ‘discusso’ Parco marino offshore della 'Riviera dei Fiori' non è un progetto. O almeno, non al momento. Il nostro articolo era un pesce d'aprile, e sebbene la notizia possa sembrare plausibile, era puramente inventata.
Ci teniamo a sottolineare che, pur ammettendo che l'idea dell’impianto potesse sembrare credibile, soprattutto per il fatto che si ispirava a dati reali di altri parchi eolici, c'erano, comunque alcuni segnali che avrebbero dovuto far sorgere il dubbio. Come in ogni scherzo che si rispetti, l’articolo era costruito con elementi reali ma distorti, un po' come un puzzle fatto di notizie miste ad elementi fittizi. I più attenti probabilmente avrebbero notato alcuni ‘indizi’ che avrebbero dovuto destare sospetti.
Tuttavia, va sottolineato che in molti sono caduti nella trappola, come dimostrano le numerose chat e telefonate ricevute da parte di lettori – e non solo comuni cittadini, ma anche figure ‘di spicco’. Questo dimostra quanto, in tempi di fake news e bombardamento quotidiano di informazioni spesso parziali o travisate, ci stiamo abituando a scorrere notizie senza riflettere troppo su di esse, a volte limitandoci solo al titolo di un articolo mentre ci distraiamo sui social. Anche se, per la verità, molte notizie vere sulla fattibilità della realizzazione di parchi eolici nel nostro entroterra, sembrano, in realtà delle vere e proprie fake news, più che le fake vere.
Quello che è accaduto è un chiaro segnale del clima di incertezza e di eccessiva superficialità con cui molte volte si recepiscono le informazioni. In un’epoca dove la velocità delle notizie è cruciale, molte volte non ci soffermiamo a verificare la fonte o la veridicità di quanto stiamo leggendo. L'era delle ‘fake news’ è ormai una realtà con cui conviviamo quotidianamente, e il rischio di cadere in trappola è sempre più alto. Un altro aspetto che merita riflessione riguarda la nostra responsabilità come operatori dell’informazione. Ogni titolo sensazionalistico o immagine accattivante potrebbe celare una realtà ben diversa da quella che viene presentata.
In ogni caso, il nostro intento non era quello di ingannare, ma piuttosto di portare alla luce il fenomeno delle notizie false, anche in un contesto che può sembrare serio e credibile. Il pesce d'aprile che abbiamo scelto quest’anno è stato un esperimento per stimolare la riflessione e ricordarci, tutti insieme, che non tutto ciò che leggi corrisponde necessariamente alla verità.