Sono stati trovati chiusi in un container al porto di Imperia. Il sospetto degli investigatori è che si tratti di vittime del cosiddetto "racket delle braccia".
Sono quattro giovani algerini che, una volta scoperti dai finanzieri, hanno semplicemente farfugliato un "abbiamo bisogno di lavorare". Una giustificazione che, ovviamente, non ha intenerito i militari che, dopo il riconoscimento, hanno provveduto al loro reimbarco con foglio di via obbligatorio. L'episodio è venuto a galla durante una normale operazione di controllo doganale da parte delle Fiamme Gialle.
Come anticipato, i quattro clandestini sono stati rimpatriati con un provvedimento di urgenza firmato dall'ufficio Stranieri della questura di Imperia e sono poi stati fatti salire sulla stessa nave a bordo della quale erano giunti in Italia. La loro posizione è ora al vaglio dell'Interpol: anche se hanno dichiarato di aver voluto attraversare il Mediterraneo per cercare lavoro in un altro Paese, non si può escludere che si tratti di individui ricercati dalla polizia algerina (o addirittura di terroristi).
Gli inquirenti non trascurano neppure la pista della tratta internazionale delle braccia, del lavoro nero. I giovani fermati sono tutti di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Erano riusciti a imbarcarsi di nascosto sulla nave Tithls, battente bandiera greca e, adibita, da poco prima di Natale, al trasporto dei containers (ne carica 150 per viaggio sulla rotta Imperia-Algeri e ritorno).
I quattro hanno viaggiato in uno dei cassoni, dove si sono introdotti probabilmente con la complicità di qualche portuale algerino. Avevano con sé pochissime provviste, alcune bottiglie d'acqua, nessun bagaglio e soltanto una coperta per ripararsi dal freddo. A scoprirli sono stati i finanzieri che, a metà mattinata, stavano ispezionando i containers appena scaricati dalla Tithis sulla banchina di Oneglia.
Non è la prima volta che si verificano fatti del genere in Liguria. In passato, altri cinque algerini erano arrivati a Savona con la stessa nave greca. Per evitare la cattura, si erano tuffati nelle acque del porto. I quattro sono stati perquisiti, nel timore che avessero armi o droga. Sono apparsi sfiniti e affamati. Hanno immediatamente chiesto del cibo e sono stati rifocillati. Poi, sono stati presi in consegna dall'ufficio Stranieri.