Attualità - 16 febbraio 2025, 07:05

A Borgomaro l'incontro sul progetto eolico Monte Moro e Guardiabella. Dal 24 febbraio il Mase avrà 15 giorni per esprimere il parere definitivo (foto)

Cittadini e amministratori locali hanno espresso forti perplessità

L’esercito dell’entroterra definisce le strategie a Borgomaro. Un esercito convinto e motivato dal non accettare supinamente l’impianto di pale eoliche “Monti Moro e Guardiabella" senza verificare, controllare, esaminare ed eventualmente combattere per evitare quello che, senza pregiudiziali aprioristiche, viene considerato quale possibile scempio dell’entroterra.

Ieri pomeriggio l’Oratorio di San Giovanni era stracolmo di sindaci e della gente delle Valli Impero e Arroscia, attenti nell’ascoltare le diverse voci della Regione Liguria, dei sindaci interessati e del Comitato InterVento Popolare, preparati a raccontare la storia, il presente e il futuro di questa vicenda. Dopo il saluto e l’accoglienza del padrone di casa, il sindaco Massimiliano Mela, è stata la volta del vicepresidente della Regione Alessandro Piana. “Vedo qui tanti sindaci con le idee chiare e dotati di specifiche competenze – ha ammesso  Piana –. Necessario verificare le eventuali criticità del progetto mentre posso garantire che la Regione è sempre disponibile a promuovere e finanziare le opere energetiche purché non siano impattanti e degradanti per l’ambiente e il suo naturale equilibrio”. 

Toccava poi al Comitato InterVento assumere il protagonismo del pomeriggio. “Non siamo contrari a priori all’impianto eolico - ha spiegato Daniel Delministro che prevede 32 pale su uno sviluppo di 22 kilometri ma è assolutamente necessario analizzare il progetto e verificarne la storia e l’iter futuro”. In effetti, a differenza dell’impianto per Villa Faraldi, San Bartolomeo al Mare e Andora di competenza regionale in quanto di potenza ridotta, il destino di questo relativo alle Valli impero e Arroscia è nelle mani del “Mase”, il Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica. 

Per questo impianto, dopo la presentazione dell’istanza al Ministero – racconta Delministro lo scorso 30 luglio è stata avviata la consultazione pubblica, il successivo 7 agosto il primo incontro con i sindaci e il 13 dello stesso mese il primo contatto con il pubblico a Dolcedo mentre il 29 agosto era il termine per la presentazione delle osservazioni al Ministero mentre per l’azienda proponente il 24 febbraio scadranno i 120 giorni richiesti per l’integrazione del progetto” Una data, quella dell’imminente 24 febbraio, che potrebbe diventare un momento storico per il nostro entroterra. 

Infatti – precisa Delministroa questo punto le alternative sono tre, il Mase rigetta il progetto, oppure esprime esito positivo e, quale terza alternativa, provvede ad avviare una nuova consultazione pubblica ma con tempi ridotti a 15 giorni”. Indubbiamente le due ultime possibilità non sembrano soddisfare la platea, i sindaci e, ovviamente, il Comitato che prevede già le possibili strategie di difesa. “Si può reagire, – ammette - esiste sempre la possibilità di rivolgersi al Tar, al Consiglio di Stato, perfino al Presidente della Repubblica senza dimenticare che, nel caso di consultazione pubblica, possono intervenire i sindaci mettendo in campo tutte le possibili osservazioni puntuali evitando argomenti generici di sicuro disinteresse”. 

E Delministro aggiunge pure l’eventualità che, dopo il 24 febbraio, il Mase dovrebbe esprimere il suo definitivo parere entro 15 giorni, termine che spesso non è rispettato e può rappresentare un altro inciampo strategico. Al di là dell’iter anche burocratico, la riunione di Borgomaro ha dato voce in certi casi anche anonime di forti preoccupazioni. Si sono toccate con mano le paure per un migliaio di alberi d’ulivo da sradicare, da ingombranti e impattanti “sistemi” di gestione elettrica posizionati sui crinali e ignoti nel progetto ma anche di falde acquifere in pericolo. “Le nostre sorgenti sono sul Guardiabella – sottolinea con preoccupazione Angelo Arrigo, sindaco di Aurigo – ma con l’installazione delle cinque pale previste proprio dove abbiamo le prese per l’acquedotto si verificherebbe il rischio sicuro di rendere inutilizzabili le sorgenti e mettere a secco il paese”.

Un’atmosfera di forti e motivate preoccupazioni, di timori e paure per un territorio delicato e fragile, di incertezze anche burocratiche. E proprio a calmare i dubbi e le insicurezze ci pensa il sindaco di Pornassio. “Noi non siamo interessati ad alcuna pala, siamo direttamente estranei al problema – precisa Vittorio Adolfo ma ci interessa l’ambiente per cui siano tutti coinvolti: per questo, insieme ai comuni di Aurigo e Caravonica, abbiamo interessato un luminare del diritto e docente universitario all’Università di Genova come Daniele Granara che potrà verificare direttamente la situazione del progetto al Mase e, a breve termine, metterci al corrente del reale andamento di tutta la vicenda”.

Ino Gazo  

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